Ancora tanti, troppi, sono gli italiani ipertesi. Quindici milioni secondo gli ultimi dati Istat, il 30% della popolazione. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione promosse per rendere la patologia nota e far comprendere come prevenirla, circa un quinto degli ipertesi ignora di esserlo. E così l’ipertensione continua ad essere la causa principale di malattie cardiovascolari, come infarto del miocardio, ictus, scompenso cardiaco che, a loro volta, provocano circa 240.000 morti ogni anno in Italia.

L’assenza di sintomi, che spesso caratterizza la patologia, per questo motivo chiamata silent killer, fa si che siano in molti a ignorarla o a sottovalutarla. In realtà, basterebbero semplici e regolari controlli per venirne a conoscenza. La Farmacia è un luogo importantissimo per il monitoraggio di questa malattia. Spesso è proprio il luogo dove si viene a conoscenza della patologia. Prima ancora di affrontare una terapia adeguata, infatti, il Farmacista può aiutare il paziente a comprendere quali semplici regole seguire e quali siano i fattori di rischio.

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Comportarsi Bene

Il fumo, l’eccessivo consumo di sale, il sovrappeso, la sedentarietà, la familiarità, l’uso di alcuni farmaci come contraccettivi, antinfiammatori o sostanze d’abuso come anfetamine e cocaina sono i più importanti fattori di rischio. Non sottovalutare la malattia, misurare periodicamente la pressione a casa o in farmacia, modificare le abitudini di vita adottando uno stile sano, sottoporsi a una visita o a un esame del sangue almeno una volta all’anno, non sospendere le terapie e assumere i farmaci tutti i giorni e agli stessi orari, sono alcuni dei principali suggerimenti dati dal farmacista.

Molta Disinformazione

Vari studi epidemiologici hanno dimostrato che abbassando il rischio di ipertensione si riducono notevolmente le morti per motivi di natura cardiovascolare. Inoltre solo il 20% di chi è iperteso si cura in maniera efficace. Ecco perchè diventa importante diffondere conoscenze appropriate anche nelle Farmacie. La riduzione dell’apporto salino può essere molto utile per ritardare le terapie farmacologiche, soprattutto nei casi più lievi. La quantità di sale utilizzata nella dieta italiana è circa il doppio di quella necessaria al nostro organismo. Basterebbero, infatti, 5 grammi di sale al giorno. Invece si arriva anche a consumarne 10-15 grammi al giorno, sottoforma di sale aggiunto o già presente all’interno di cibi, soprattutto quelli già pronti.

CONSIGLI ALIMENTARI:

- Cibi da ridurre perché ricchi di sale: salumi, formaggi, pizza, crackers, grissini, pane, patatine, salatini, pesce sotto sale o marinato, conserve vegetali, piatti industriali pronti, ketchup, salsa di soia, senape, maionese, olive, capperi. margarina, dado da brodo.

- Cibi da preferire perché poco salati: frutta fresca e secca, spremute e succhi, verdura fresca, legumi freschi e secchi, pasta, riso, latte, yogurt, olio.

- Non mettere in tavola sale ma condire con olio e aceto e, se il cibo risulta ancora troppo insipido, preferire spezie o una spruzzata di limone.

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Terapia Ottimale Cercasi

Quando però la pressione arteriosa supera in maniera costante i valori di 90 mmHg, per quanto riguarda la diastolica (minima), e 140 mmHg, la sistolica (massima), è necessario orientarsi verso una terapia farmacologica. Le terapie antipertensive, però, spesso hanno effetti collaterali che possono portare il paziente a scoraggiarsi e ad abbandonare. In realtà, sono terapie per una patologia cronica che quindi devono essere seguite scrupolosamente e portate avanti a lungo. E’ quindi fondamentale comprendere quale sia la più adatta. Molte sono le categorie di farmaci che vengono utilizzate nella cura della patologia. In primo luogo ci sono i diuretici, che provocano perdita di sodio dall’organismo ma, contemporaneamente, anche di potassio, e per tale motivo possono causare aritmie cardiache. Inoltre possono provocare aumento della glicemia, affaticamento del rene, aumento dell’azotemia e disfunzione erettile. Un’altra efficace strada terapeutica consiste nell’utilizzo di beta bloccanti (atenololo e metoprololo), che possono causare diminuzione della frequenza cardiaca, giramento di testa e debolezza.

Ci sono anche i calcio antagonisti (nifedipina, lacidipina, lercanidipina) che, però, a causa della loro spiccata azione vasodilatante, non sono esenti da effetti collaterali, come arrossamento, tachicardia, gonfiore alle caviglie. Attualmente, i farmaci più utilizzati per la cura dell’ipertensione arteriosa sono gli Ace inibitori, come enalapril, captopril e ramipril. Il vantaggio dell’utilizzo di queste molecole deriva dalla scarsa presenza di effetti collaterali. A volte però i pazienti riportano sintomi sgradevoli, quali attacchi di fosse, che scompaiono quando si interrompe la terapia, gonfiore a livello di bocca e lingua. Oltre ad essere farmaci ben tollerati, gli Ace inibitori hanno anche dimostrato di proteggere il paziente da altre importanti patologie, come aterosclerosi e diabete. In questi ultimi anni sono stati spesso sostituiti dai sartani, come losartan, telmisartan, valsartan, molto meglio tollerati, in quanto non danno nè tosse, nè disfunzione erettile e vengono quindi sopportati meglio e più a lungo.

Futuro Incerto

Ma quali sono le strade su cui puntare maggiormente per il futuro? E’ fondamentale trovare molecole che siano ben tollerate dall’organismo, poiché, moltissime volte, le terapie vengono sospese a causa degli effetti collaterali. In realtà, sono cure che devono essere continuate per sempre, ed è quindi impensabile sospenderle a causa degli effetti collaterali. Non appena si interrompe la terapia, i valori pressori tendono a rialzarsi velocemente. Ridurre gli effetti collaterali, quindi, significa garantire una migliore efficacia della terapia stessa e assicurarsi l’assunzione di questi farmaci Salva-Vita da parte del paziente.

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